ALPHA GEMINI
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SIAMO RIPARTITI ALLA GRANDE ... !!!
Prima uscita a Montelago dopo il lockdown.
La notte del solstizio d’estate (la più breve dell’anno) ci ha regalato tre ore indimenticabili.
Una passeggiata lungo la Via Lattea dal Cigno al Sagittario con il Dobson di Andrea Boldrini ... istantanee di oggetti del profondo cielo ricche di dettagli e sfumature impressionanti ... e per finire Giove, Saturno e Marte 😲
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L’Associazione Culturale Astrofili ALPHA GEMINI ha portato la propria sede nella nuova struttura presso il punto ristoro Cinciallegra, dove a breve sarà operativo il novo Osservatorio Astronomico “Alpha Gemini”.

Per ora le eventuali osservazioni astronomiche al telescopio saranno effettuate all’aperto.

La sede sarà aperta il venerdì dalle 22:00.

In questo periodo di emergenza COVID, sarà indispensabile il rispetto della normativa in vigore: obbligo di uso della mascherina, il rispetto del distanziamento sociale, igiene delle mani ecc...

Vi aspettiamo per passare entusiasmanti serate alla scoperta di storie del cielo.
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La Nebulosa Crescent (NGC 6888) e le stupende nubi di idrogeno ionizzato nella costellazione del Cigno.

La nebulosa si trova a circa 5.000 anni luce dalla Terra ed ancora oggi non è chiara la sua origine, sembra che si sia formata a causa dello scontro tra il materiale espulso dalla stella Wolf-Rayet 136 e dal suo stesso vento stellare da cui deriva proprio questa caratteristica forma che ci ricorda un'esplosione che si propaga nell'immensità dell'universo.

L'immagine è stata effettuata dal nostro astrofilo Mattia Ciccola.
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La Superluna minerale del 7 aprile 2020 ripresa dal nostro astrofilo Mattia Ciccola.

La Superluna rappresenta l'evento in cui la nostra Luna si trova alla minima distanza con la terra (il cosiddetto perigeo), precisamente a 357 mila chilometri di distanza, appare circa il 15% più luminosa della normale luna piena e ci appare anche leggermente più grande rispetto alla normalità.

Creare una foto della Luna minerale significa ottenere la Luna nei colori presenti nella foto, che stanno ad indicare i minerali presenti sulle rocce lunari, il colore blu indica parti ricche di titanio, mentre le parti arancioni/rosse indicano la presenza di ferro.
Questi colori che si osservano non sono colori falsi, ma sono colori che purtroppo l’occhio umano non può catturare a causa della grande luminosità derivata dalla luce del sole.

Questa foto è quindi la combinazione dell'evento di superluna e della creazione di una luna minerale.

La foto è la media di 420 scatti in Raw con una Canon EOS550D modificata Full Spectrum, un telescopio Newton 130/650 PDS su EQ6 PRO
L'estrapolazione graduale dei colori è stata effettuata con Photoshop 2020.
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Questa foto che ritrae la Luna è una composizione nata per gioco, poi effettuata dal nostro astrofilo Mattia Ciccola, unendo scatti di serate diverse, effettuati da casa sua.

L'immagine finale è stata ottenuta sovrapponendo al disco della luna piena scurito, un'altra immagine del 3 aprile 2020 che ritrae la Luna illuminata al 70% circa; in questo modo sono stati risaltati i crateri a cavallo tra la parte illuminata e la parte non illuminata, sono stati risaltati i dettagli nella parte non illuminata ed è stato creato un effetto molto tridimensionale.

Non sarebbe possibile avere questo risultato combinando foto della stessa serata, in quanto per riuscire ad avere un dettaglio del genere nella parte non illuminata, servirebbero parecchi secondi di esposizione, che però verrebbero rovinati dall'imponente luminosità dell'altro lato illuminato, che verrebbe di conseguenza anch'esso molto esaltato, quando trovate foto del genere diffidate da chi vi racconta che lo scatto deriva dalla stessa serata; al massimo, un risultato del genere si potrebbe ottenere quando abbiamo la piccola falce di luna, quindi poco luminosa anche ad elevati secondi di esposizione.

Entrambi gli scatti sono stati fatti con una Canon 550D full spectrum e uno Newton SkyWatcher 130/650 PDS con una Barlow Celestron 2X.
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Betelgeuse: facciamo un po’ di chiarezza.

Negli ultimi mesi si è diffusa la notizia per la quale Betelgeuse, la seconda stella più luminosa della costellazione di Orione, è in procinto di esplodere.
Betelgeuse è la stella supergigante rossa più vicina alla terra, distante circa 600 anni luce; cercando di confrontare le dimensioni con il nostro Sole, consideriamo che se Betelgeuse stesse al posto del nostro Sole, la sua superficie si estenderebbe fino a Giove.

Quello che si osserva negli ultimi anni è una variazione abbastanza visibile della sua luminosità in cielo, la stella infatti sembra essersi “spenta” ovvero la sua magnitudine è crollata ad un valore attorno a 1,50.
Quello che molti non specificano però è che Betelgeuse è una stella pulsante variabile con periodi che vanno dai 2070 ai 2355 giorni; una stella variabile pulsante è una stella che presenta una variazione appunto abbastanza regolare della sua luminosità, dovuta all’alternanza di fasi di espansione e di fasi di contrazione dei suoi strati più esterni.
Fino a qui sembrerebbe essere tutto nella norma in quanto appunto Betelgeuse, come altre stelle, è soggetta a più o meno regolari periodi di minima luminosità e di massima luminosità.

Quello che però sta facendo discutere negli ultimi mesi gli esperti e gli astronomi amatoriali in generale è che effettivamente la stella sta perdendo una grande quantità della sua luminosità, più del normale ciclo di minimo e di massimo, come possiamo ad esempio vedere molto bene dalla strepitosa immagine del VLT (Very Large Telescope), in cui possiamo notare nel dicembre 2019, la perdita della luminosità sopratutto nella parte in basso della stella, ma anche una variazione circa la sua forma.

Come tutte quante le supergiganti rosse, anche Betelgeuse prima o poi si trasformerà in una Supernova, un evento che astronomi ed appassionati di tutto il mondo sperano vivamente di poter osservare nel futuro più prossimo, considerando che dopo l’esplosione la sua luminosità apparirà più o meno come quella della Luna ed inoltre sarebbe osservabile anche di giorno.
Secondo gli scienziati Betelgeuse potrebbe esplodere in un arco di tempo che va da oggi ai prossimi 100 mila anni ma non credono che ciò possa accadere ora, senza però escludere a priori possibili sorprese in quanto la nostra conoscenza sulle supergiganti rosse rimane ancora incompleta.

Sotto una foto del confronto tra un’immagine di Gennaio 2019 (sinistra) e Dicembre 2019 (destra) eseguita dal VLT.